Per essere completamente sostenibile il packaging deve essere progettato anche in funzione del prodotto. Lo sostiene ICO, tra i maggiori produttori di cartone ondulato in Italia, che ha scelto l’approccio “less is more” eliminando il superfluo in un’ottica prettamente ambientale.
Le diverse filiere produttive stanno attraversando una fase di profonda trasformazione, spinta dai cambiamenti in atto sul piano economico, ambientale, sociale e normativo. Tra queste, quella del packaging è probabilmente una delle più coinvolte.
Pur essendo un elemento accessorio del prodotto, l’imballaggio presenta una natura ambivalente: è al tempo stesso indispensabile e destinato a un utilizzo limitato nel tempo. Nella maggior parte dei casi, infatti, la sua funzione si esaurisce con l’unboxing, rendendolo un elemento temporaneo; al contempo, il suo valore di necessità si manifesta attraverso molteplici aspetti.
La funzione primaria del packaging, per definizione essenziale, è la protezione del prodotto durante le fasi di stoccaggio e trasporto. A questa si affianca la componente comunicativa, che include sia gli elementi obbligatori, come i contenuti informativi e le prescrizioni normative, in particolare l’etichettatura ambientale, sia quelli volontari legati al branding e alle attività di marketing.
Packaging e sostenibilità: il “less is more” come guida alla progettazione
Sostenibilità e circolarità sono oggi le parole chiave del settore e portano spesso a considerare materiali come carta e cartone intrinsecamente più virtuosi, in quanto inseriti in filiere potenzialmente circolari. Tuttavia, la realtà è più complessa: non esiste una soluzione sostenibile in assoluto. Il packaging deve essere progettato in funzione del prodotto e delle specifiche esigenze applicative, in un’ottica di resilienza.
In questa prospettiva, ICO ha scelto di adottare un approccio fondato sulla semplificazione progettuale, ispirato al principio del “less is more” di Ludwig Mies van der Rohe*, con un’attenzione focalizzata sull’essenziale per ottenere soluzioni funzionali ed eleganti, selezionando gli asset sulla base di questo riferimento.
La capacità di risolvere problemi senza generare complessità superflue, che aumentano i costi e compromettono l’interazione tra sistemi, rappresenta un indicatore di elevata competenza nella progettazione tecnica. Il quesito da porsi non è “si può fare?” ma piuttosto: “questo rende la filiera più intelligente?”.
Gli stessi criteri sono applicabili anche alla comunicazione del packaging. Grafica e stampa devono valorizzare il brand e il prodotto nelle loro specificità. In base al livello di complessità e del tempo per il quale dovranno essere riprodotte, la scelta ricade tra la stampa flessografica tradizionale, caratterizzata da maggiori vincoli ma da costi unitari più contenuti, e la stampa digitale, che offre invece un’elevata flessibilità, consentendo interventi rapidi, modifiche last minute e un alto grado di personalizzazione attraverso il dato variabile.
*Ludwig Mies van der Rohe è un architetto tedesco che insegnò nella scuola Bauhaus. Il tradizionale calendario 2026 realizzato da ICO si è ispirato a questa scuola d’arte.