PPWR: il voto degli Stati vanifica gli sforzi del parlamento

A rischio il mercato unico con crescenti difficoltà imposte a industria e mondo produttivo per adeguarsi

Fumata nera dalla nuova votazione dedicata al Regolamento Packaging che il 18 dicembre ha visto gli Stati Membri protagonisti in attesa del Trilogo.

Il Consiglio dei Ministri Europei dell’Ambiente ha infatti reintrodotto una serie di divieti e vincoli, presenti nel dibattito ma superati in fase di votazione parlamentare. Il riferimento è in particolare al divieto del packaging monouso al di sotto del 1.5 kg il cui impatto è visto con particolare preoccupazione dal settore ortofrutta e alimentare in generale.

Non è difficile pensare all’impatto che un provvedimento del genere, se confermato, può avere sui produttori di frutta e verdura che non può essere venduta sfusa o deve essere trasportata per lunghe tratte in ragione dell’export. Possibili deroghe sono all’orizzonte in caso di materiale compostabile con cui, ad esempio, dovranno essere realizzate le etichette applicate direttamente sul prodotto.

Restrizioni in generale per i contenitori monouso come i cosmetici degli alberghi e in generale per piccoli formati in tutti i settori, anche nell’agrifood, nonostante sia in corso di valutazione una deroga per prodotti ortofrutticoli biologici.

Mercato unico sotto attacco
La nuova votazione tradisce un mancato riconoscimento al packaging del fondamentale ruolo svolto per la riduzione dello spreco alimentare, la salute del consumatore, la preservazione del prodotto e lo sviluppo di un’economia circolare dove i rifiuti diventano risorse se correttamente conferiti e processati.

La principale preoccupazione, condivisa dal mondo produttivo è tuttavia legata alla tenuta del Mercato Unico, che il provvedimento spinge verso un’inevitabile frammentazione. Il Consiglio, si legge in una nota stampa, ha infatti mantenuto l’indirizzo originario, coinvolgendo nel provvedimento tutti gli imballaggi senza distinzioni sulla tipologia di materiali e la provenienza, ma lasciando agli Stati spazio di manovra per decisioni unilaterali sugli ambiti di applicazione.

Una decisione che rende difficile per l’industria e i diversi settori produttivi, la commercializzazione dei propri prodotti che rischiano di dover dispiegare un confezionamento diverso a seconda del paese di destinazione.

Un percorso scandito da date flessibili
Quanto alle deadline, rimane fissato tra il 2030 e il 2040 il raggiungimento dei requisiti legati al contenuto minimo riciclato negli imballaggi in plastica. Entro la prima data, inoltre, la Commissione è chiamata a valutare l’effettiva fattibilità degli obiettivi della seconda. Fissata inoltre al 2035 la deadline per l’adeguamento al concetto di imballaggio riciclabile secondo i requisiti della Commissione, che intende con ciò packaging progettati per il riciclaggio dei materiali che favoriscano la separazione e la cernita su larga scala.

Quanto alla riduzione dei rifiuti da imballaggio, si tratta del 5% entro il 2030, 10% entro il 2035 e 15% entro il 2040, con possibilità per la Commissione di rivedere gli obiettivi a 8 anni dall’entrata in vigore del regolamento, senza dimenticare gli Stati Membri possono fissare propri traguardi virtuosi andando oltre gli obiettivi minimi definiti in sede Europea.

Molto vicina, infine, la data del 2026 per la definizione di un elenco di sostanze ritenute tossiche e quindi da ridurre o eliminare totalmente in base alle valutazioni congiunte di Commissione e European Chemical Agency - ECHA - che puntano a definire quali sostanze abbiano impatto negativo su riutilizzo e riciclaggio e vadano quindi evitate o ridotte al minimo.

Tutti i dettagli del provvedimento sono online sul sito del Consiglio.

Per ulteriori approfondimenti, rimandiamo all'articolo "Il voto sul PPWR visto dall’interno".

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