Ghana, dai rifiuti un tesoro da 4,5 miliardi di dollari l’anno entro il 2032

Un report dell’Institute of Statistical, Social and Economic Research stima 48 miliardi di cedi di benefici annui con investimenti mirati in gestione rifiuti e sanificazione. Oggi il Paese perde oltre 6 miliardi l’anno tra costi sanitari e produttività mancata.

Il Ghana potrebbe trasformare l’emergenza rifiuti in un potente motore di crescita economica. È quanto emerge dal rapporto “An Economic Analysis of the Benefits of Adequate Investment in Waste Management and Sanitation in Ghana” pubblicato dall’Institute of Statistical, Social and Economic Research (ISSER), secondo cui entro il 2032 il Paese sarebbe in grado di generare quasi 48 miliardi di cedi (circa 4,5 miliardi di dollari) all’anno grazie a investimenti adeguati nel settore.

Il dato è particolarmente significativo se si considera che il Ghana produce ogni anno circa 1,1 milioni di tonnellate di rifiuti plastici e che l’attuale inefficienza del sistema comporta perdite superiori a 6 miliardi di cedi (562,6 milioni di dollari) l’anno. Di questi, 5,5 miliardi (515,7 milioni di dollari) sono legati ai costi sanitari per malattie correlate alla scarsa igiene, mentre circa 650 milioni di cedi (60,9 milioni di dollari) derivano da perdita di produttività.

L’impatto sociale è altrettanto rilevante: oltre 107.000 morti premature ogni anno associate a una gestione inadeguata dei rifiuti.

Secondo il direttore dell’ISSER, Peter Quartey, un sistema modernizzato consentirebbe di migliorare la salute pubblica, creare occupazione, aumentare la produttività e sviluppare nuove filiere industriali legate al recupero di materia ed energia. Lo scenario “best case” delineato nel report prevede un investimento aggiuntivo di circa 1.028 cedi (96,40 dollari) per tonnellata di rifiuti, capace di generare benefici economici fino a 47,9 miliardi di cedi (4,49 miliardi di dollari) l’anno entro il 2032.

Tra le direttrici di sviluppo indicate figurano la produzione di compost, il riciclo e i progetti waste-to-energy, con una potenziale capacità di generazione fino a 1.484 megawatt di elettricità da rifiuti.

Il divario tra potenziale e realtà resta però ampio: le 261 assemblee locali del Ghana spendono complessivamente solo circa 180 milioni di cedi (16,88 milioni di dollari) l’anno per la gestione dei rifiuti. Una cifra che evidenzia la necessità di riforme strutturali, maggiori risorse e partenariati pubblico-privati.

Il report richiama inoltre le dinamiche internazionali: il Piano d’azione per l’economia circolare dell’Unione Europea ha già stimolato investimenti in riciclo e valorizzazione energetica, mentre Paesi come Svezia e Giappone dimostrano come i rifiuti urbani possano diventare fonte stabile di energia e materie prime secondarie.

Per il Ghana, conclude l’ISSER, la scelta è strategica: continuare a subire perdite miliardarie o considerare i rifiuti come asset industriale, trasformando il comparto in un volano di crescita sostenibile e di sviluppo per l’intero sistema Paese.