Con il progetto di Ravenna e quattro nuovi impianti nel Nord Italia, il Paese si prepara a giocare un ruolo chiave nella decarbonizzazione industriale europea.
La corsa europea alla cattura e allo stoccaggio della CO₂ (CCUS) entra nel vivo, e l’Italia si ritaglia un ruolo di primo piano. Al 2030 il Paese sarà il terzo in UE per capacità di stoccaggio annunciata, con 4 milioni di tonnellate annue, grazie soprattutto al progetto di Ravenna, destinato a diventare un hub strategico per l’area mediterranea con una capacità totale stimata di oltre 500 milioni di tonnellate.
Decarbonizzare i settori più difficili
La CCUS è sempre più considerata una soluzione indispensabile per ridurre le emissioni dei settori industriali hard-to-abate, come cemento, siderurgia, chimica, ceramica, carta e vetro, dove l’elettrificazione e le fonti rinnovabili non bastano a eliminare le emissioni di processo. Anche a livello globale, gli impianti stanno crescendo rapidamente: oggi sono 62 gli impianti operativi, con una capacità complessiva di 64 milioni di tonnellate annue, e altri 35 sono in costruzione. L’Europa, pur rappresentando solo il 4% della capacità globale attuale, punta a diventare protagonista, passando dai circa 50 milioni di tonnellate catturate nel 2030 a 450 milioni nel 2050.
Sfide regolatorie e finanziarie
Nonostante l’Unione Europea abbia introdotto obiettivi vincolanti per lo stoccaggio della CO₂ con il Net-Zero Industry Act, permangono incertezze regolatorie e carenza di meccanismi di supporto lungo tutta la filiera. Per raggiungere la piena decarbonizzazione nei settori più critici servirebbero tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui, una cifra rilevante ma comparabile agli investimenti già previsti per le fonti rinnovabili. Senza incentivi adeguati, il contributo della CCUS agli obiettivi climatici rischia di restare insufficiente.
Evoluzione dei progetti e delle tecnologie
I progetti di cattura stanno evolvendo sia nei settori di applicazione sia nella destinazione finale della CO₂. Crescono il ruolo di cemento, generazione elettrica e termovalorizzazione, mentre diminuisce il contributo del trattamento del gas naturale. Anche lo stoccaggio permanente diventa sempre più rilevante, passando dal 22% del 2025 al 66% nel 2030, mentre l’uso della CO₂ per l’Enhanced Oil Recovery è in diminuzione. In Italia, quattro progetti nel Nord del Paese, tra Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, porteranno a una capacità complessiva di oltre 1,2 milioni di tonnellate annue. Le infrastrutture di trasporto privilegiano pipeline per distanze medio-brevi e navi per quelle lunghe, mentre lo stoccaggio è oggi consentito solo in giacimenti esauriti, con gli acquiferi salini ancora non utilizzati, a differenza del Nord Europa.
Modelli di business e prospettive economiche
Dal punto di vista economico, la CCUS non è ancora competitiva senza supporti: i costi di cattura, trasporto e stoccaggio incidono in modo significativo sui prezzi di cemento ed energia. Tuttavia, l’aumento e la volatilità dei prezzi ETS, insieme a nuovi modelli di revenue stacking, potrebbero rendere la cattura e lo stoccaggio della CO₂ più redditizi, aprendo opportunità di mercato anche per la vendita di CO₂ come commodity, crediti e prodotti low-carbon.
In sintesi, l’Italia si prepara a giocare un ruolo chiave nella decarbonizzazione industriale europea, ma il successo della strategia CCUS dipenderà da incentivi adeguati, infrastrutture e coordinamento tra tutti gli attori della filiera.