Idee di economia circolare

di Giampiero Zazzaro

Sabic ritiene che in futuro la plastica non dovrà mai più finire nell'ambiente, nelle discariche o negli oceani, ma dovrà essere trasformata e riutilizzata. Per realizzare questo progetto la multinazionale saudita ha deciso di dar vita a una linea di prodotti denominata Trucircle presentata anche recentemente, in occasione dell’ultima edizione del K (Düsseldorf, 19-26 ottobre).
Considerata l’importanza del ruolo che ricopre l’imballaggio nell'attività di Sabic e quanto questo settore sia rilevante per l’economia circolare, la redazione di Packaging Speaks Green ha incontrato Marilena Pezzuto, ingegnere e market development specialist presso la divisione imballaggi di Sabic Europe, per conoscere qualche dettaglio in più sulle ultime novità dell’azienda.

Potrebbe dirci che tipo di approccio ha adottato Sabic rispetto alla sostenibilità?

Il nostro portafoglio prodotti comprende materiali rinnovabili e certificati in base alle loro performance di circolarità. A tale proposito, per noi è estremamente importante sapere da dove proviene il materiale che utilizziamo per produrre i nostri polimeri. Una delle soluzioni studiate da Sabic è quella di produrre materiali rinnovabili utilizzando rifiuti cartacei che vengono combinati con olio fossile per ottenere nuove resine rinnovabili. Abbiamo diversi esempi di materiali rinnovabili in grado di ridurre l'impronta di CO2, grazie soprattutto alle nostre molteplici collaborazioni che coinvolgono tutti i protagonisti della filiera.

Ci descriverebbe alcune delle vostre novità sul tema dell'imballaggio sostenibile?

Oggigiorno la maggior parte dei brand owner dell’intera filiera cerca di essere rispettosa dell’ambiente usando materiali rinnovabili. Come può vedere, nel nostro stand abbiamo esposto diversi prodotti, tra cui i sacchetti di patatine prodotti da Orkla (fornitore di beni di largo consumo) e Irplast (produttore di film BOPP) con cui abbiamo collaborato per la realizzazione di applicazioni in materiale interamente rinnovabile e riciclato.

Un altro esempio è dato dalla collaborazione con Pescanova Group (una multinazionale spagnola che opera nel settore ittico), che utilizza LLDPE (polietilene lineare a bassa densità) e LDPE (polietilene a bassa densità) derivati dalla plastica recuperata dagli oceani. Nella fattispecie, un nostro partner si occupa di raccogliere i materiali plastici sulle coste della Malesia. Nella fase successiva, attraverso un moderno processo di riciclo, Sabic ricava l’olio di pirolisi dai rifiuti plastici e lo utilizza per produrre materiali circolari certificati. Il valore aggiunto di questa iniziativa è dato dal fatto che Pescanova Group ha deciso di confezionare i prodotti ittici proprio con plastica recuperata dagli oceani a cui viene fortunatamente data una seconda vita.

Tra i nostri prodotti abbiamo anche le confezioni della linea Nivea Naturally Good di Nivea, una delle società leader della cosmesi a livello mondiale, parte del gruppo Beiersdorf, che utilizza il polipropilene (PP) rinnovabile certificato della gamma Trucircle. Il PP, utilizzato sia per il vasetto sia per il coperchio, è prodotto attraverso materie prime di origine biologica e offre la stessa elevata qualità e purezza del PP vergine. La conversione dell'imballaggio in plastica rinnovabile non solo ha il vantaggio di conservare le risorse fossili, ma anche di ridurre le emissioni di CO2. Secondo lo studio LCA interno di Beiersdorf, si risparmiano circa 76 g di CO2 per confezione prodotta, ottenendo una riduzione di circa il 60% rispetto al packaging a base fossile.

Potrebbe spiegarci cos'è il closed loop?

Si tratta di una delle nostre iniziative che sposano appieno il concetto di circolarità. Il closed loop, ovvero ciclo chiuso, significa coinvolgere tutti gli operatori della filiera.
Le faccio un esempio, tra le diverse partnership in essere, Sabic ha deciso di collaborare con tre diversi attori della filiera (Tesco, catena di supermercati; Heinz, società che realizza prodotti alimentari e Berry, produttore di imballaggi) nel Regno Unito, per creare una soluzione circolare certificata in PP per le Heinz Beanz Snap Pots. I rifiuti di imballaggi in plastica vengono restituiti dai consumatori nei punti di raccolta dei negozi Tesco per poi essere convertiti in olio mediante un processo anaerobico. Il nostro partner Plastic Energy produce l’olio di pirolisi e Sabic ricava le resine. Successivamente, Berry produce le vaschette Snap Pots e Heinz le riempie e le sigilla con il film. Infine, questo prodotto ritorna sugli scaffali di Tesco che lo rivende, creando così un ciclo che non produce rifiuti ma dal rifiuto stesso vengono create nuove materie prime e applicazioni.
Il successo di questo iter ovviamente dipende soprattutto da noi che, se siamo consumatori responsabili, inseriremo l’imballaggio nel cestino della raccolta differenziata, in modo da poter chiudere questo ciclo.
A conferma di quanto appena descritto, si può notare che sulla confezione viene riportato: “Le vaschette contengono il 39% di plastica riciclata. È un materiale circolare certificato e realizzato con olio di pirolisi derivante dai rifiuti plastici misti”.

Avete in progetto di espandere ulteriormente la vostra produzione in Europa?

Per la realizzazione dei prodotti di cui ho parlato, Sabic sta costruendo due nuovi impianti a Geleen, nei pressi di Maastricht (Olanda Meridionale) che verranno completati entro l’inizio del 2023. Si tratta della prima unità commerciale per il riciclo avanzato della plastica. Nello specifico, un impianto è dedicato alla produzione di olio di pirolisi (PO, un sottoprodotto della combustione ad alte temperature della biomassa) mentre l'altro è adibito all'idrotrattamento dell’olio al fine di garantirne un’elevata qualità.

Nell’Africa subsahariana si trovano 19 delle 50 maggiori discariche del mondo, dove i rifiuti vengono bruciati per fare posto ad altri rifiuti in arrivo con danni evidenti per tutta la zona circostante. Sabic prevede di attuare investimenti in quest’area?

La nostra azienda sta cercando di portare la plastica fuori dalle discariche e di rimetterla in circolo attraverso i progetti di riciclo e di ciclo chiuso che sono attualmente in una fase sperimentale. Il nostro obiettivo è di passare dai volumi attuali, piuttosto ridotti, a grandi quantità di materiale riciclato per poter finalmente cambiare le sorti del nostro pianeta.

I nostri progetti ci aiutano a perfezionare questa pratica in diverse zone del mondo, ma al momento non possiamo dire con precisione quali saranno i piani di investimento in futuro. L’idea è di crescere non soltanto in Europa - che funge da polo di innovazione - ma anche in altre aree.