Bioplastica da scarti di canapa: una possibile alternativa per i film da imballaggio

I biocompositi ottenuti dal canapulo (hemp hurd), sottoprodotto della lavorazione della canapa, spesso poco valorizzato, potrebbero rappresentare una valida alternativa alle plastiche di origine fossile (film) nel settore del packaging.

Secondo uno studio coreano, la trasformazione del canapulo in microfibre attraverso processi di macinazione a secco e a umido, seguiti da microfibrillazione, consente di ottenere materiali adatti alla produzione di film bioplastici con migliori prestazioni meccaniche e minore impatto ambientale.

Due le applicazioni testate: film da imballaggio a base di acido polilattico (PLA) e film agricoli pacciamanti (mulch films) formulati con amido termoplastico (TPS) e poli(butilene adipato-co-tereftalato) (PBAT). In entrambi i casi, l’aggiunta di microfibre di canapa ha migliorato le proprietà del materiale, con un aumento della resistenza alla trazione del 20% nei film da packaging e del 33% nei film pacciamanti.

Minore impatto climatico lungo il ciclo di vita

Un’ulteriore conferma del potenziale ambientale arriva dallo studio di Poveda-Giraldo et al. (2026), “Environmental Life Cycle Assessment of Hemp Hurd-Based Biocomposites for Packaging and Mulch Film Applications”, che ha analizzato l’intero ciclo di vita dei materiali.

La ricerca evidenzia che le prestazioni ambientali dei biocompositi dipendono fortemente sia dalla formulazione sia dallo scenario di fine vita. In particolare, la digestione anaerobica risulta l’opzione più efficiente, con una riduzione delle emissioni fino a circa 6,1 kg di CO₂ per ogni kg di film pacciamante trattato, grazie alla produzione di biogas e al recupero energetico. Anche il compostaggio industriale mostra benefici rispetto all’incenerimento, mentre i trattamenti termici restano più emissivi nonostante il recupero di energia.

Lo studio indica che l’ottimizzazione delle formulazioni, aumentando la quota di microfibre di canapa e biopoliesteri, e la scelta di processi produttivi meno energivori possono incrementare ulteriormente il beneficio climatico, rendendo questi materiali competitivi rispetto alle plastiche fossili, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione del settore packaging.